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Vedetta Liburnia

La vedetta Liburnia si trova ad Aurisina, sul ciglione, nella sella tra il monte Berciza ed il monte Babiza.Si tratta di una ex “torre piezometrica”, ovvero di una struttura tecnica a servizio dell’acquedotto, che ha la funzione di mantenere sufficientemente alta e regolare la pressione dell’acqua. In particolare, questa “torre piezometrica” era collegata ad un ramo d’acquedotto da 6 pollici che, partendo dalle Sorgenti di Aurisina, serviva la Stazione ferroviaria.
Fu eretta negli anni 1854/56, in quella che allora era una desolata landa carsica, nella quale la torre doveva spiccare come una torre medievale. Oggi è invece circondata da un fitto bosco di pini, che cominciano quasi ad insidiarne il primato dell’altezza.
Il progetto di tutto l’acquedotto (ed anche dell’attuale vedetta Liburnia) fu firmato dall’ingegnere viennese Carl Junker (1827-1882) – lo stesso del Castello di Miramare. Bei tempi, nei quali una struttura “tecnica” non doveva esser solo efficiente ma, se possibile, anche architettonicamente aggraziata… e nei quali un architetto di grido non trovava degradante utilizzare il suo talento anche per opere minori.
All’epoca della sua edificazione, fu motivo di una querelle con gli abitanti di Santa Croce; infatti la torre, e le relative tubature, si trovano su terreni di proprietà della Comunella di Santa Croce.Il 9.9.1861 i delegati Antonio Cossutta e Giuseppe Bogatez presentarono un’istanza al Consiglio Municipale di Trieste per il ripristino del pieno diritto di proprietà degli abitanti di Santa Croce sul fondo n. tav. 3348 e n. cat. 454, occupato dalla Società Acquedotto Aurisina con le opere di canalizzazione ed il serbatoio. Ricordano come detti abitanti non furono preventivamente consultati ed alle loro proteste fu risposto, dal Presidente cav. Scrinzi e dall’ing. Junker, che per il bisogno della villa si sarebbe aperta una spina d’acqua perenne. Invece la popolazione, di oltre milleduecento anime, ha solo una cisterna. La cui acqua non basta nemmeno per quattro mesi all’anno, per cui bisogna recarsi “collo spendio di trequarti d’ora fra andata e ritorno ad una sorgente presso il mare e ciò per aspra strada o addirittura mandare i carri a San Giovanni di Duino”. All’istanza è allegata una “mappa censuaria della Comune di S.ta Croce nel Litorale,Territorio di Trieste”.Appena nel marzo 1862 il Comune di Trieste informa della questione la Direzione dell’Acquedotto Aurisina, ricordando che “ripetute volte gli abitanti del villaggio hanno chiesto che fosse accordato uno sbocco d’acqua, ad essi stato promesso in compenso del fondo comunale occupato per l’acquedotto” ed invitandola perciò “a voler dichiararsi, in qual modo ritiene di venir incontro alla domanda dei medesimi”. La discussione si trascina negli anni seguenti, con un tentativo di coinvolgere anche laSocietà della Ferrovia Meridionale (Südbahn – Gesellscahaft), che però declina ogni responsabilità nel merito, in quanto la Direzione dell’Acquedotto Aurisina, all’epoca in cui aveva ceduto gli impianti (1858), si era assunta l’obbligo di definire tutte le pendenze relative all’occupazione dei fondi.Gli abitanti di Santa Croce dovettero quindi attendere ancora a lungo, prima di ottenere finalmente l’acqua.Abbandonata nel secondo dopoguerra, fu riadattata ed attrezzata a vedetta nel 1985, a cura della sezione CAI di Fiume, per celebrare il proprio centenario.I lavori (che consistettero nel riconsolidamento della struttura muraria, e nella costruzione all’interno di una struttura metallica con scale) fu eseguito dall’impresa Innocente e Stipanovich. A ricordarlo, una targa infissa all’esterno.Anche se, come detto, si trova in una sella, la modesta altitudine delle alture che la coronano permette di spaziare con lo sguardo a 360°, e la rende probabilmente la più panoramica di tutte le vedette triestine.La struttura interna con la scala metallica che, dopo un quarto di secolo, una mano di vernice anche se la meriterebbe…E’ stato conservato il grosso tubo che, originariamente, collegava il serbatoio con l’acquedotto. (FONTE:carsosegreto.it)

Villaggio del Pescatore

Villaggio del Pescatore

Villaggio del Pescatore

Villaggio del Pescatore (Ribiško naselje in sloveno) è un piccolo centro turistico e residenziale posto nel comune diDuino-Aurisina. È costituito da un nucleo di abitazioni recenti poste lungo un porto-canale creato nei pressi delle foci del fiume Timavo. Vi è un’ampia zona sportiva (“Centro Sportivo San Marco“) dedicata al calcio, al tennis, alla vela e al canotaggio.

Cenni storici]

L’insediamento è relativamente recente. Infatti venne costruito tra il 1951 e il 1952, nei pressi del cosiddetto Val Catino(Valcain), ora Bocadin (Bokadin), delimitato a ovest dalla barra di foce (scano di sabbia)[2] del fiume Timavo, per dare asilo agli esuli giuliani e dalmati provenienti dai territori ceduti alla Jugoslavia. Inizialmente dedicato a uno dei santi patroni delle città istriane come gli altri borghi costruiti per i profughi istriani (precisamente “Villaggio San Marco“), solo successivamente ottenne la denominazione attuale.

A partire dagli anni novanta alle famiglie d’esuli e di loro discendenti che inizialmente furono gli unici residenti del borgo si sono affiancati nuovi residenti.

Area paleontologica

Recentemente, nella parte vicina alla ex-cava Sertubi, è stato rinvenuto uno dei più importanti giacimenti di resti di dinosauri d’Italia. In particolare è stato recuperato lo scheletro di un adrosauride, Tethyshadros insularis, soprannominato amichevolmente “Antonio”, notevole anche per il suo ottimo stato di conservazione, e alcuni resti del coccodrillo primitivo Acynodon.

(Fonte:Wikipedia)

Vedetta di San Lorenzo

 

 

La Vedetta di San Lorenzo offre una spettacolare vista sul “Laboratorio” di geologia all’aperto rappresentato dalla valle.Verso sinistra si notano gli strati calcarei compatti a reggipoggio,inclinati cioe’ “verso l’interno” del Monte Stena ;di fronte, il Monte Carso presenta una disposizione delle rocce verso valle (franappoggio)con conseguente continuo distacco di materiale roccioso che alimenta la formazione dei Ghiaioni.Per questo motivo sotto il Monte Carso la vegetazione e’ piu’ sofferente rispetto al lato sinistro che essendo piu’ ricco di acqua consente lo sviluppo di piante come le Quercie.

 

Stagno di Contovello

 

 

Lo stagno di Contovello è posto in linea d’aria tra il Castello di Miramare e l’abitato di Prosecco, presso un punto panoramico da cui si può ammirare il panorama sottostante. Il laghetto, formato da una piccola sorgiva e dalle meteoriche trattenute dal substrato di arenaria, era un tempo una preziosa riserva idrica su di un altipiano privo di fiumi superficiali. Lo stagno nell’ultimo periodo ha perso le sue caratteristiche di naturalità carsica, divenendo purtroppo rifugio di anatre domestiche, testuggini americane e pesci rossi liberati dagli acquari.Nelle vicinanze merita una visita la vicina chiesa di Santa Maria della Salvia del XV secolo.

Lo stagno di Contovello, per la presenza di tavoli attrezzati e di un buon parcheggio, risulta meta ideale per escursioni e pic-nic nel periodo estivo.(FONTE:http://www.percorsiprovinciats.it)

 

 

Piazza Vittorio Veneto

 

La piazza Vittorio Veneto, è uno delle grandi piazze del cuore di Trieste. Gli edifici del XIX e del XX secolo, suggeriscono che son parte di una successiva estensione della città che non esisteva quando la vecchia Trieste romana era circondata da mura difensive. Al suo centro, la piazza ha una fontana che ricorda la Fontana dei Quattro Fiumi di Piazza Navona a Roma. Qui si trova anche l’ufficio postale principale e diversi edifici ufficiali della città. Vittorio Veneto è una città che si trova nella provincia di Treviso, non lontano da Trieste.
Ha appena 3000 abitanti, ma se merita una piazza così grande in suo onore, sicuramente è grazie alla sua importanza durante l’impero romano, visto che la Via Augusta, una delle principali vie commerciali romane, l’attraversano.

 

La Bora a Trieste

La bora è un vento catabatico, cioè di caduta e compressione adiabatica, di provenienza nord/nord-orientale, che soffia con particolare intensità specialmente verso l’Alto e Medio Adriatico e verso alcuni settori dell’Egeo e del Mar Nero in presenza di forti gradienti barici tra continente e mare.Il termine deriva da Borea, personificazione del vento del nord nella mitologia greca. (Fonte:wikipedia.org)

Nelle seguenti foto potete vedere gli effetti “devastanti” della Bora

 

Grotta dell’Orso

Italia

 

Il nome della grotta deriva dai resti di Ursus spelaeus rinvenuti già  nell’altro secolo nel corso di alcuni scavi.La grotta si apre con un imponente ingresso sul fondo di una dolina alberata e nel suo intero sviluppo è costituita da un’ampia galleria dalla forma regolare, interessata da alcune brusche svolte. Quasi ovunque intenso è lo stillicidio che rende alcuni tratti fangosi e, nella parte terminale, un poderoso cumulo di colate e formazioni calcitiche chiude ogni passaggio verso altri vani.Nel tratto iniziale sono stati effettuati, in varie epoche, numerosi scavi archeologici che hanno permesso di rinvenire resti murari preistorici.

Non essendo Speleologo e non avendo l’apposita attrezzatura non posso esplorare fino in fondo la Grotta , vi invito a guardare le foto scattate dagli Speleologi cliccando qui FOTO

La Grotta di Priamo

Italia

 

Modestissimo vano che si apre sul fianco di una modesta dolina. Nota da sempre, la cavità durante le guerre è stata oggetto di lavori per adattarla a ricovero, tanto che la parte finale della grotta, estesa complessivamente poco più di 20 metri, è costituita da una camera quasi del tutto artificiale. In un profondo scavo effettuato a ridosso della parete terminale è stata rinvenuta una mandibola umana di età incerta.Accessibile a tutti purché dotati di una lampada. ( FONTE: percorsiprovinciats.it )

La Vedetta di Mocco’

Italia

 

La Vedetta di Moccò si trova sul versante nord della Val Rosandra, praticamente sopra al Rifugio Premuda . Nelle vicinanze e’ possibile scorgere le rovine del Castello di Mocco’ costruito probabilmente dai Vescovi di Trieste e viene menzionato gia’ nel 1233.