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Fortificazione romana di Lanišče

Fortificazione romana di Lanišče
Fortificazione romana di Lanišče

l primo sistema di difesa di Hrušica era la fortificazione a Lanišče con le mura difensive sul versante orientale di Hrušica. La fortificazione di Lanišče era solida, fatta di pietre squadrate, all’interno della quale si trovavano costruzioni di legno in cui viveva la guarnigione stabile. Gli abitanti della fortificazione si approvvigionavano di acqua alla sorgente nella valle subito a sinistra della fortificazione. Oggigiorno il ruscello e privo d’acqua, ma e ancora visibile il suo antico corso. Il nucleo del sistema di difesa di Hrušica si trovava sulla cima del monte. Gli Antichi Romani denominarono questa fortificazione Ad pirum. Secondo alcuni il nome deriverebbe dal latino e significherebbe “vicino al pero”, secondo altri invece il nome avrebbe un’origine greca e starebbe a significare “vicino al fuoco”.
La fortificazione Ad pirum era grande e composta da piu unita, mentre nella valle a ovest c’era abbastanza spazio per l’insediamento di un vero e proprio esercito. La fortificazione in alto di Hrušica proteggeva il passaggio attraverso le montagne e allo stesso tempo fungeva da retrovia e supporto alle linee di difesa antistanti. E del tutto giustificato credere che il suo capitano fosse anche a capo dell’intera linea di difesa. (FONTE:http://www.slovenia.info/)

 

Bosco Panovec

Il bosco Panovec è situato tra Kromberk e Rožna dolina, vicinissimo al centro urbano di Nova Gorica. Grazie all’immediata vicinanza della città, alla variegata struttura del bosco, attraversato da numerosi percorsi, è sempre ben visitato in tutte le stagioni. E’ un punto di ritrovo per gli amanti della pace e della natura, degli appassionati della ricreazione, dei ciclisti, dei cavalcatori, degli amanti delle passeggiate, appassionati di funghi e ricercatori.

Il bosco fu proprietà dei Conti di Gorizia fino al 1500, anno della morte dell’ultimo conte, per passare poi in mano alla dinastia degli Asburgo in conformità con le regole del feudalesimo.

Le prime testimonianze scritte sul bosco Panovec / Panoviz negli atti giudiziari risalgono al 1470. Sotto gli Asburgo al Panovec veniva profusa una cura particolare, poiché era amministrato dall’Ufficio forestale di Gorizia sotto la diretta gestione della Casa imperiale. Erano frequenti le liti tra i nobili di Gorizia e l’amministratore del bosco per il taglio del bosco; vennero registrati numerosi interventi dei massimi uffici di Vienna dell’epoca. Il bosco rimase intatto anche dopo il 1785, quando venne sistemata la questione della proprietà (catasto). Con l’abolizione dei rapporti di proprietà feudali divenne demanio pubblico (erario), ed è rimasto tale fino ai giorni nostri. Fu il guardaboschi Jožef Ressel, più conosciuto quale inventore dell’elica delle navi ed autore di molte altre invenzioni e progetti (macchine agricole, rete stradale, piani di gestione dei boschi) a comprendere la necessità di un interveneto tecnico pianificato nel bosco di Panovec.

Il Panovec perse il proprio aspetto originario durante il primo conflitto mondiale; per quasi due anni questo territorio fu occupato dalla prima linea di combattimento di quella guerra di posizione. Anche la seconda guerra mondiale colpì duramente l’area, particolarmente nel periodo in cui non vi fu alcun controllo (capitolazione dell’Italia). Molti sfruttarono, infatti, l’occasione per tagliare la legna in modo del tutto incontrollato, specie lungo i sentieri.

La vicinanza del capoluogo amministrativo, Gorizia, si dimostrò importante anche per l’attività tecnico-scientifica nel bosco di Panovec, dove si susseguirono impianti di sperimentazione di vario genere, dalle prime affermazioni della silvicoltura come ramo scientifico negli ultimi decenni del XIX secolo, quando veniva data precedenza alla piantumazione di varie specie arboree straniere, ed ancor oggi nel Panovec si possono ammirare sia le specie mediterranee sia quelle montane. Il bosco è popolato anche da animali; la fauna trova rifugio negli arbusti e nelle piante arrampicatrici ed i vecchi tronchi sono la posizione ideale per la nidificazione.

FONTE: http://www.novagorica-turizem.com/

Cerkev Sv. Jurija (Dutovlje)

Cerkev Sv.Jurija (Dutovlje)
Cerkev Sv.Jurija (Dutovlje)

La chiesa è composta da tre navate e interessanti gallerie del tardo Rinascimento.  E ‘dedicata a San Giorgio il cavaliere della Cappadocia . Nella parte anteriore si trova un campanile di Aquileia (Fonte:http://www.slovenia.info/)

Fiume Reka ( Timavo )

Fiume Reka
Fiume Reka

Il fiume Timavo o Recca (Timavus in latino, Reka o Timava o Timav in sloveno, Timava in croato, Timâf in friulano) è un fiume che scorre tra Croazia, Slovenia e Italia.Nasce (con il nome Reka, che significa semplicemente “fiume”) da una sorgente valchiusana del Monte Nevoso e precisamente dal picco Turkove škulje, solo un paio di chilometri prima del confine con la Slovenia. Scorre poi nella Val Malacca (Mlake), nella Contea Litoraneo Montana della Croazia; nel suo percorso attraversa il Carso per quasi novanta chilometri e sfocia infine in mare nei pressi di San Giovanni di Duino, in provincia di Trieste. È famoso per via del suo lungo percorso sotterraneo di circa 40 chilometri che , dalle grotte di San Canziano (di Škocjan) in Slovenia, passando per l’Abisso di Trebiciano, raggiunge il paese di San Giovanni di Duino. Qui ricompare in superficie per poi sfociare nel Golfo di Trieste dopo un paio di chilometri. Tale percorso viene
considerato come uno dei più interessanti fenomeni carsici.
Con i suoi 2 km di percorso in superficie in territorio italiano, il Timavo può essere considerato il fiume più corto della penisola che sfoci in mare. Lo scazzone del Timavo (Cottus scaturigo) è una specie ittica endemica della sorgente di questo fiume; è in pericolo d’estinzione.
Dal nome del fiume deriva il nome della omonima società di canottieri sita in Monfalcone.

Cenni storici

L’area delle risorgive, posta nel comune di Duino-Aurisina, fin dall’antichità fu importante luogo di culto. La presenza di un fiume che sgorgava dalla terra aveva incuriosito e impaurito le popolazioni primitive. Si veneravano Diomede , Ercole, Saturno, la Spes Augusta, Libero Augusto e il dio Temavus. Virgilio ne era rimasto così impressionato da menzionarlo per ben tre volte: Ecl. 8, 6,
Georg. III, 475 e Aen. I, 244.
Nel IV secolo, con l’avvento del Cristianesimo, venne edificata la prima cappella, che, con successive modificazioni, divenne la basilica di San Giovanni in Tuba. Il cenobio dei Benedettini venne distrutto dagli Avari nel 611. Ricostruito, fu poi il turno degli Ungari
che lo abbatterono nel 902. Ricostruito nuovamente grazie all’interessamento del patriarca di Aquileia Ulrico I, venne definitivamente distrutto da un’incursione turca.Nel 1284, durante una guerra con il Patriarcato di Aquileia i veneziani costruirono su un’
isola artificiale, davanti alla sua foce, il castello di Belforte. Durante il dominio asburgico, parte del corso del Timavo fungeva da confine amministrativo tra il litorale austriaco e la Carniola.
Dopo la Prima guerra mondiale alle Bocche del Timavo fu eretto il monumento ai Lupi di Toscana, opera dell’architetto Guido Cirilli (Fonte:Wikipedia)

Vedi anche RISORGIVE DEL TIMAVO

Tinjan

Tinjan
Tinjan

Antignano , già Antignano d’Istria (Tinjan in sloveno) è un insediamento (naselje) di Capodistria di 151 abitanti, situato sul crinale che divide la valle del rio Ospo da quella del Risano, a 6,1 Km dal confine italiano. Comprende anche le frazioni di Colombara (o Colombar) (Kolombar), Rapadel (Slatine) ed Urbani (Urbanci).

Storia

Fu sede di un castelliere che dominava quasi tutto il territorio di Trieste.Dopo la caduta dell’Impero romano d’Occidente, e la parentesi del Regno ostrogoto fino al 539, in Istria si insediarono i bizantini che in seguito subirono la penetrazione temporanea nella penisola dei Longobardi. Dopo una parentesi di dominazione longobarda dal 751 ad opera del loro re Astolfo, l’Istria tornò in mano bizantine dal 774.Nel 788 Carlo Magno, re dei Franchi, occupò l’Istria inglobandola nel Regnum Italiae affidato da Carlo al figlio Pipino; nell’803 venne istituita la Marchia Austriae et Italiae che comprendeva il Friuli, la Carinzia, la Carniola e l’Istria. Alla morte di Pipino nell’810, il territorio passò in mano al figlio Bernardo.
Con la morte di Carlo Magno nell’814 la carica imperiale passò a Ludovico I che affidò il Regno d’Italia al suo primogenito Lotario, il quale già nell’828 (dopo aver deposto Baldrico per non aver saputo difendere le frontiere orientali dagli Slavi) divise la parte orientale del Regno, ossia la Marca Orientale (o del Friuli), in quattro contee: Verona, Friuli, Carniola e Istria (comprendente il Carso e parte della Carniola interna).In seguito al Trattato di Verdun, nell’843, il suo territorio entrò a far parte della Lotaringia poi assegnate al marchese Eberardo a cui succedettero prima il figlio Urnico e poi l’altro figlio Berengario. Cessato il dominio franco con la deposizione di Carlo il Grosso, Berengario, divenuto re d’Italia, passò il marchesato aquileiese al suo vassallo Vilfredo che venne poi nell’895 da lui nominato marchese del Friuli e dell’Istria.Nel 952 l’imperatore Ottone I obbligò il re d’Italia Berengario II a rinunciare alle contee “Friuli et Istria”, unendole al Impero romano-germanico e subordinandole al ducato di Baviera tenuto dal suo fratellastro Enrico I a cui successe il figlio Enrico II. Nel 976 passò al Ducato di Carinzia[6] appena costituito dall’imperatore Ottone II.Il suo territorio, assieme al Carso[7] e ad altre località istriane[8] fu donato dall’imperatore Corrado II, nel 1028, al patriarca di Aquileia il quale lo infeudò ai vescovi di Capodistria. Nel 1040, dopo la morte l’anno prima di Corrado II, Enrico III di Franconia fece del resto dell’Istria
una marca a sé, per dare a questa provincia un’organizzazione più adatta alla difesa e per indebolire i duchi di Carinzia, ai quali l’Istria era sottomessa. La nuova marca istriana divenne così “provincia immediata e feudo diretto dell’Impero”, L’autorità marchionale della nuova Marchia et Comitatus Histriae venne pertanto conferita dall’imperatore al conte Volrico od Urlico I della casa Weimar – Orlamünde. Antignano, assieme ad altri possedimenti in Istria, rimase[8] però in mani patriarcali. Morto il marchese Urlico I, nel 1070 l’imperatore Enrico IV cedette il marchesato d’Istria a Marquardo III di Eppenstein; Marquardo III, aveva sposato Edvige o Haldemud, figlia di Wilpurga e Variento, duca del Friuli e signore di Gorizia[9], dal quale ereditò le signorie isontine.Nel 1077 l’imperatore Enrico IV costituì il Principato ecclesiastico di Aquileia che ebbe influenza, mediante apposito diploma emesso lo stesso anno, anche sulla marca di Carniola e sulla contea dell’Istria.
Fu così che anche l’attigua bassa valle del Risano passò in mani patriarcali.Nel 1211 il vescovo capodistriano Assalone investì la nobile famiglia dei Verzi delle decime del villaggio. Da allora i vescovi capodistriani assunsero il titolo di Conti di Antignano.
Dopo la pace di Treviso (1291, che affidava Capodistria e la fascia costiera occidentale istriana alla crescente potenza della Serenissima), il suo territorio venne affidato, assieme all’alta valle Risano, al comune di Trieste, al tempo nemico del patriarca. Dopo la Pace di Torino del 1381, suggellata dopo la fine della guerra tra i Genovesi e i Veneziani, il comune di Trieste, e così i suoi domini, rientrarono nei domini del Patriarcato di Aquileia.Il 1420 segnò la fine del potere temporale dei patriarchi ed Antignano passò sotto il dominio della Serenissima[10] ma a poca distanza dai domini asburgici.Nel 1511, durante la guerra tra i Venezia e l’imperatore Massimiliano, il paese fu conquistato dalle truppe arciducali del conte Frangipane. Ritornato in mano veneziane, in occasione del nuovo conflitto tra Veneziani ed Austriaci nel 1615, Antignano ebbe rinforzate, dai Veneti, le mura di difesa della rocca.Caduta la Serenissima, con la Pace di Presburgo seguì il destino degli ex possedimenti veneziani entrando per un breve periodo nel Regno d’Italia napoleonico. Col Trattato di Schönbrunn del 1809 entrò a far parte delle Province Illiriche per entrare poi per la prima volta in mano austriaca col Congresso di Vienna nel 1815 nel Regno d’Illiria come comune autonomo[1]; passò in seguito sotto il profilo amministrativo al Litorale austriaco nel 1849 come frazione del comune di Decani[2].Dopo la prima guerra mondiale, rinominato Antignano d’Istria, rimase frazione del medesimo comune, ora detto Villa Decani, nella Provincia dell’Istria[3].Fu soggetta alla Zona d’operazioni del Litorale adriatico (OZAK) tra il settembre 1943 e il maggio 1945. Fin dal giugno 1945, trovandosi a sud della Linea Morgan, entrò nella zona ad amministrazione jugoslava della Venezia Giulia e a seguito del Trattato di Parigi nel 1947 della zona B del Territorio Libero di Trieste (ad amministrazione jugoslava) ma confinante ad est con la Jugoslavia[11]; a seguito del Memorandum di Londra, dal 1954 entrò definitivamente a far parte della Jugoslavia; dal 1991 fa parte della Slovenia. (FONTE:Wikipedia)

Jelenov greben (Cresta dei cervi)

Jelenov Greben (Cresta dei Cervi)

Jelenov Greben (Cresta dei Cervi)

Posizione: 4,5 km dalle Terme Olimia nelle immediate vicinanze del monastero Olimje.

Offerta: all’arrivo nella tenuta di Ježovnik vi saluterà un
gregge di centinaia di cervi e mufloni che pascolano su 8
ettari di prati. Gli animali sono gentili e potete dar loro il mais da mangiare.

Attività: campo giochi per bambini, possibilità di assisterealla produzione di prodotti di ceramica su un tornio e di vedere diverse tecniche di pittura.

Ranch di mele – con uno spazio per fare picnic sotto
una rastrelliera.
Acquisti dei prodotti della casa al negozio “Una cassetta d’oro”.

(FONTE:infoslovenia.it)

Sito Ufficiale http://www.jelenov-greben.si/it/

Divaški kras ( Risnik )

Divaški kras

Divaški kras

La Dolina Risnik è una imponente dolina carsica di crollo nei pressi del centro abitato di Divaccia (Slovenia). Misura tra i 400 m e i 500 m di larghezza per una profondità di circa 70 m. La genesi di questo tipo di dolina è dovuta ad un collasso della massa rocciosa sottostante dovuto, probabilmente, al crollo della volta di una caverna sotterranea o di una galleria percorsa da un fiume sotterraneo. Nella fattispecie, si ipotizza che sia il Timavo a fluire sotto la Dolina Risnik. A supportare questa tesi v’è la presenza, nelle vicinanze, delle famose Grotte di San Canziano/Škocjan (Škocjanske Jame), nelle quali il Timavo si inabissa, per poi ricomparire sul fondo del vicino Abisso dei Serpenti (Kacna Jama) e proseguire il suo corso sotto l’altopiano carsico triestino per sgorgare infine nei pressi di Duino sotto forma di risorgiva.